Cronaca

Nessuna responsabilità nella bancarotta, archiviata la posizione di Ernesto Toma

lunedì 10 febbraio 2020

Secondo l’accusa, il primo cittadino magliese, in veste di componente del collegio sindacale, avrebbe contribuito ad aggravare il dissesto della società. Il giudice invece ha ritenuto corretta la condotta del commercialista.

Non ci fu responsabilità di Ernesto Toma nella bancarotta della Metalma e della Sacem. La posizione del sindaco di Maglie, indagato insieme agli altri componenti del collegio sindacale delle aziende del gruppo Maglio di Galatina per bancarotta semplice, è stata archiviata: secondo l’accusa avrebbe contribuito ad aggravare il dissesto della società, non convocando l’assemblea e denunciando il fallimento.

Toma, assistito dagli avvocati Francesco Paolo Sisto e Luciano Ancora ha chiesto di essere interrogato ed ha depositato una corposa memoria corredata da documenti, dimostrando di aver effettuato numerosi controlli ed evidenziando di essersi dimesso nel 2013, prima del fallimento, quando le società iniziarono ad impedire o rendere difficile le attività ispettive, consegnando tutta la documentazione al sindaco unico subentrante. Secondo il Pm Massimiliano Carducci la condotta dei componenti del collegio sindacale era stata conforme ai criteri professionali imposti dalla normativa, e quindi caratterizzata da rilievi, richiami e sollecitazioni e culminata nelle dimissioni, a causa dei comportamenti degli amministratori.

Da qui richiesta di archiviazione, accolta dal Gip, Simona Panzera per tutti i componenti del collegio sindacale, Gino Maglio di Galatina e della madre Elvira Albanese di Otranto, Sergio De Riccardis e Danilo Claudio Antonica, entrambi di Galatina; Luigi Villani di Soleto; Agostino Petrillo di Lecce. Altri due indagati, Franco Maglio e Ugo Rosario Antonica, entrambi di Galatina, sono nel frattempo deceduti.

Soddisfatto il primo cittadino magliese: “Ho sempre creduto nella giustizia ed ho sempre pensato che l’iscrizione del mio nominativo nel registro degli indagati era stata disposta a causa della scarsa documentazione recuperata dalla polizia giudiziaria negli uffici delle aziende controllate: mi sono difeso nel processo, chiedendo di essere ascoltato e depositando la copia delle certificazioni che avevo conservato e che provavano la legittimità della mia attività professionale. Non sfugge a nessuno che la vicenda giudiziaria non riguardava il mio impegno pubblico che mi vede oggi ricoprire la carica di sindaco di Maglie, ma l’attività professionale: sono lieto che l’ordinamento abbia escluso ogni mia negligenza o imprudenza”. Anche gli avvocati Sisto ed Ancora hanno commentato positivamente la richiesta del Pm e la decisione del Gip: “Siamo lieti che il giudice abbia condiviso la linea difensiva impostata, attestando che la produzione documentale e la memoria predisposta fossero idonee a dimostrare la liceità del comportamento tenuto da Ernesto Toma nello svolgimento della professione di dottore commercialista”.

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