Salute Sette

Resta alta la mortalità per sepsi addominale: il caso di Scorrano 

sabato 22 settembre 2018
Cause scatenanti, percentuali di mortalità e precauzioni.

  La storia di una paziente salentina morta a causa di una sepsi addominale, dopo il ricovero nell’ospedale di Scorrano, è uno dei motivi per approfondire questa patologia. Non entreremo nel merito del recente caso di cronaca giudiziaria, perché non è il tema di questa rubrica di sanità, ma approfondiremo il problema. Il tragico episodio da cui prendiamo spunto comincia con l’ingresso di una donna in ospedale (nel pronto soccorso di Scorrano) in seguito a lancinanti dolori addominali: oggi ci sono quattro medici indagati e la magistratura è a lavoro per chiarire tutta la vicenda. Il decesso della paziente è dovuto a un arresto cardiocircolatorio sopraggiunto nel decorso post operatorio di un intervento di peritonite a seguito della perforazione di diverticolo. Tra le accuse c’è quella di aver diagnosticato in ritardo una sepsi addominale, ma è chiaro che bisogna approfondire e capire qual era la situazione del caso concreto prima di avventurarsi in qualche giudizio. Alcuni sintomi come febbre, leucocitosi neutrofila, algie addominali diffuse e un notevole incremento della proteina C-reattiva per la procura avrebbero dovuto accendere i sospetti. L’esame tomografico fatto in tempo può salvare la vita in questi casi: l'intervento sulla donna per la peritonite si è svolto correttamente, ma i medici non sono riusciti ad arrestare l’evoluzione del processo infiammatorio diverticolare, che ha causato una peritonite diffusa, un successivo quadro di insufficienza di più organi ed infine la morte della paziente per arresto cardiocircolatorio.

I TRE FATTORI SCATENANTI E LE PERCENTUALI DI MORTALITÀ 

La sepsi è una complicazione, che può essere letale, scatenata da un’eccessiva e violenta risposta immunitaria a un’infezione batterica. Le sostanze chimiche rilasciate nel sangue dal sistema immunitario scatenano un’infiammazione capace di coinvolgere l’intero organismo. La sepsi è, quindi, il risultato di una continua interazione tra microrganismi responsabili dell’infezione, l’ambiente in cui essa avviene, intesa come integrità delle barriere cutanea e mucosa con le loro specifiche proprietà fisico-chimiche (pH, secrezioni, ecc.) e i meccanismi di difesa dell’ospite. È chiaro che pur potendo essere colpiti tutti da questo problema, quando si è in determinate condizioni fisiche, i soggetti più a rischio sono quelli con sistema immunitario indebolito: neonati e bambini, anziani, soggetti affetti da malattie croniche, come diabete, AIDS, tumore e malattie epatiche o renali e soggetti ricoverati a causa di gravi traumi o ustioni. La sepsi addominale, dunque, è caratterizzata da una serie di condizioni critiche che ancora oggi determinano un’alta mortalità (fino al 20-30% per le forme di peritonite diffusa o di ascessi intraperitoneali multipli). 

SINTOMI, DIAGNOSI E CAUSE

I sintomi più comuni di sepsi sono la classica febbre, brividi, aumento della frequenza di respirazione e del battito cardiaco, eruzioni cutanee, confusione, disorientamento. Per diagnosticare questa malattia si parte da un esame del sangue, ma i sintomi potrebbero essere provocati anche da altre malattie. Se si crea un numero anormale di globuli bianchi e la concentrazione di eventuali altri marcatori di infezione aumenta significativamente, allora è necessario far scattare subito l’allarme e il ricovero nell’unità intensiva dell’ospedale. Bisogna monitorare temperatura corporea, frequenza cardiaca e frequenza respiratoria. Oltre agli esami del sangue, a seconda dei sintomi, sarà necessario procedere a esami delle urine, feci e delle secrezioni. 

La definizione di “sepsi addominale” racchiude tutta una serie di infezioni con molte caratteristiche comuni: sono causate da germi provenienti dal tratto gastroenterico o dalle vie urinarie, che invadono la cavità peritoneale e si diffondono secondo meccanismi patogenetici quali la perforazione di un viscere cavo o la invasione per contiguità. Queste infezioni si associano spesso a uno stato sistemico caratterizzato da una serie di complesse alterazioni fisiopatologiche (cardiorespiratorie, metaboliche, immunologiche), relativamente indipendenti dall’agente eziologico in causa. Qualsiasi tipo di infezione può causare la sepsi, ma le cause più probabili sono peritonite, polmonite, appendicite, cistifellea, infezioni delle vie urinarie (vescica, uretra, reni), infezioni della pelle, infezioni del sistema nervoso (meningite, encefalite), infezioni del sangue (batteriemia), infezione delle ossa e infezione cardiaca (endocardite). 


PRECAUZIONI CONTRO LA SEPSI ADDOMINALE 

Le sepsi addominali, sia autoctone che post- chirurgiche, restano un problema enorme dal punto di vista clinico, perché spesso hanno conseguenze tragiche. La copertura antibiotica è fondamentale quando si esegue una procedura chirurgica che comporti l’apertura della cavità addominale. Tale copertura antibiotica dovrà essere ad ampio spettro laddove il paziente debba essere trattato in condizioni di urgenza/emergenza e la procedura preveda l’apertura dello stomaco o dell’intestino. La copertura dovrà essere mantenuta anche nei 5-7 giorni successivi all’intervento. Davanti a un quadro post operatorio che presenti una insufficienza multiorgano sarà necessario fare tutti gli esami previsti dal protocollo medico quando si sospetta sepsi. Le Linee Guida riguardanti la profilassi chirurgica devono essere rispettate alla lettera per prevenire infezioni e ridurre i rischi legati agli effetti collaterali, senza contare il fatto che prendere tutte le opportune precauzioni permette di affrontare meglio anche i casi di resistenze agli antibiotici. 


 

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